Il cosiddetto Capitano ama citare tradizioni alimentari italiane per ricevere tanti like. Appena va in una regione per fare campagna elettorale si scopre appassionato entusiasta della cucina locale.

Meglio non fargli sapere quanta immigrazione ci sia nei piatti a tavola:

“La cucina italiana si è sviluppata attraverso secoli di cambiamenti politici e sociali, con radici che risalgono al IV secolo a.C. La cucina italiana stessa è stata influenzata dalla cucina dell’antica Grecia, dell’antica Roma, bizantina, ebraica e araba.

Importanti mutamenti si ebbero con la scoperta del Nuovo Mondo e l’introduzione di nuovi ingredienti come patate, pomodori, peperoni e mais, ora molto presenti in cucina ma introdotti in grandi quantità solo nel XVII secolo e, specificamente nel caso italiano, sviluppatisi e riadattatisi in loco sotto forma di molte e distinte varietà autoctone di pregio.”
(Fonte: Wikipedia)

Se c’è una cosa che rende unica la cucina italiana è proprio il fatto che non esiste una cucina “italiana”, quanto più una varietà di ingredienti, esperienze e sapori che si sono amalgamati nel corso dei secoli. Insomma, proprio l’opposto dello slogan della bestia “Prima gli italiani”.

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