Fra gli stranieri la percentuale di persone che commettono reati è maggiore che fra gli Italiani. Questo è un fatto. Ma perché?
“Da questi conteggi, di natura approssimativa e preliminare, emerge l’evidenza che quando l’immigrazione presenta caratteristiche di partecipazione e integrazione si è in presenza di un fattore che riduce – e non aumenta – il tasso di criminalità aggregato. Viceversa, l’accentuazione della componente straniera nella popolazione residente sembrerebbe, a parità di altre condizioni, incrementare il tasso di criminalità, in particolar modo quando è presente una significativa frazione di stranieri irregolari. Perfettamente in linea del resto con la storia dell’emigrazione italiana in altri paesi, quando i criminali eravamo noi, o a turno gli irlandesi, ad esempio negli USA.”
(Fonte: Confcommercio)

Tutti gli studi dicono che gli immigrati regolari, integrati sotto il profilo del lavoro, e quindi con salari legali, non commettono più reati degli italiani. Questo è quello che dice il buonsenso oltre che i numeri. Una politica attenta alla sicurezza dovrebbe lavorare per regolarizzare e integrare. Chi è che assume in nero? Chi ricatta gli irregolari per sfruttarli? Ma la bestia fa recitare al Capitano un altro copione: gli immigrati sono delinquenti, non regolarizziamoli, non integriamoli, non facciamoli proprio arrivare, insomma mandiamoli via.

L’equazione è immigrati=delinquenti. Se il signor S. fosse negli Stati Uniti, sarebbe fra chi dice “neri=delinquenti”? Perché non dire “più poveri=più carcere” qualunque sia la loro nazionalità? Non suonerebbe altrettanto bene.

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criminali stranieri

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